I coglioni della pietas

marco ursano Indieblog

Pietas è uno di quei termini-concetti non solo abusati, ma utilizzati in modo errato. Nella cultura classica la “pietas” rappresenta l’amore e la devozione per la famiglia, per gli antenati, e per estensione, la Patria e gli Dei. In questa ultima accezione assume un significato religioso. Molti si ricordano del “Pio Enea” che fuggendo da Troia in fiamme si carica sulle spalle il vecchio padre Anchise. Il Pio Enea è colui che esegue quello che gli Dei comandano, colui che accetta con pazienza infinita quello che i fati gli impongono. L’antitesi dell’empio Ulisse, colui che sfida gli Dei per affermare la superiorità dell’intelletto umano, ed a causa di questa sfida è costretto ad errare per anni, abbandonando la famiglia e la patria. É il prezzo che paga per avere vinto una guerra con l’inganno, ascoltato il canto delle sirene ed accecato il gigante Polifemo.

Pietas non significa pietà umana, compassione verso gli altri. Anche se, troppo spesso, il termine è utilizzato proprio con questo significato. Un errore, quindi. Che ha fatto anche il regista Gianni Amelio durante un’intervista per presentare il suo Hammamet, riferendosi alla figura di Bettino Craxi. Amelio è un grande regista, il suo “ladro di bambini” è uno dei film italiani più belli degli ultimi trent’anni. Quindi lo perdoniamo. Sinceramente, non si sentiva proprio la necessità di un film su Bettino Craxi, che non andrò a vedere. Perchè la vita è breve, gli impegni tanti, e bisogna selezionare le visioni e le letture. Certo è che sentire accostato alla figura di Craxi il termine “pietas”, in entrambe le versioni, quella giusta e quella sbagliata, fa un poco rabbrividire.

Hanno utilizzato la pietas anche quei politici locali che vogliono dedicare una targa al “grande statista” in una via o una piazza, non ricordo, qui alla Spezia. Mi sembra giusto, perchè non scomodare la toponomastica per un latitante condannato in via definitiva, colui che ha spolpato tutto lo spolpabile dello Stato, attore protagonista del più grande sistema di tangenti che l’Europa del dopoguerra ricordi, maestro del debito pubblico a dismisura, affossatore dei diritti dei lavoratori, sodale di quell’altro galantuomo di Berlusconi? Ma certo, in questa Italia in cui si Liliana Segre deve viaggiare sotto scorta, cosa c’è di meglio che una bella targa in memoria di Bettino Craxi? Perchè negarsi una riabilitazione in pompa magna, con tanto di dichiarazioni roboanti sulla grandezza della visione politica dell’uomo, e qualche lacrima di rimpianto?

Ci sta tutto. Tanto gli italiani bevono tutto: l’invasione dei negri cattivi, il riscaldamento globale che è una invenzione dei radical chic, che Andreotti non era amico dei mafiosi, che i vaccini fanno male, che Pippo Baudo è un bravo presentatore, che Salvini è simpatico e difende i confini, che bisogna vivere circondati da telecamere e droni per la nostra sicurezza e quella dei nostri bambini. Tanto vale bersi anche le panzane dei coglioni della pietas.

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